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Onomatopea
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Lmwba'mwbqonomatopea (talvolta anche mwbgonomatopeiacite-ref-1[1]) è una mwcwfigura retorica che riproduce, attraverso i suoni linguistici di una determinata mwdalingua, il mwdqrumore o il mwdgsuono associato a un oggetto o a un soggetto a cui si vuole fare riferimento, mediante un procedimento mwdwiconico tipico del mweafonosimbolismo.

Ne sono esempi mwfggracchiare, mwfwstrisciare, mwgabisbiglio, mwgqrimbombo, ecc. e alcuni versi di animali diventati parole, come il mwggbau bau del mwgwcane, il mwhamiao o mwhqmaocite-ref-2[2] del mwiggatto, il mwiwpio pio del mwjapulcino.

Contents

Note

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Onomatopee e trascrizioni foniche

L'onomatopea (come indicato dall'etimologia del termine: "creazione di nome") è una parola all'interno di un sistema linguistico, e come tale composta da un mwkasignificante e un mwkqsignificato (nella terminologia del linguista svizzero mwkgFerdinand de Saussure). Il rimando al referente viene mediato solitamente dal significato (come nel mwkwtriangolo semiotico di mwlaOgden e mwlqRichards); se tale mediazione è assente, non si tratta di una parola della lingua ma di una sorta di mwlgtrascrizione del mwlwsuono: tale significante rimanda immediatamente al referente (in questo caso il suono). Tale trascrizione fonica di un qualsivoglia rumore, che viene comunque codificata attraverso i mwmafonemi di un sistema linguistico, è riportata correttamente in corsivo o tra virgolette e viene registrata dai mwmqdizionari come "voce imitativa" o "mwmginteriezione".

Si distinguono onomatopee primarie e onomatopee secondarie. Le prime sono parole che hanno la funzione di evocare l'impressione di un suono e non sono portatrici di un significato; sono così onomatopee del genere quelle che imitano il verso di un animale, come mwnamuuuu o mwnqmiaoooo, oppure particolari suoni umani come mwngbrrr o mwnwetciù, ma anche rumori tipici di oggetti o di azioni, come il mwoaperepepé della trombetta o il mwoqbum della deflagrazione. Deriverebbero poi solitamente da queste, o indirettamente attraverso un processo onomatopeico, delle onomatopee secondarie, o "artificiali", che sono invece parole portatrici di un particolare significato, come è il caso di termini che indicano il manifestarsi di un suono: mwogmiagolare, mwowabbaiare, mwparonzare, mwpqfruscio, mwpgticchettio, mwpwtrambusto, mwqarimbombare ecc.

Ruolo nelle lingue

Le onomatopee più comuni tendono a consolidarsi in una lingua, talvolta venendo registrate dai dizionari, e acquisendo anche una forma scritta ben precisa e più o meno riconoscibile da tutti i parlanti; le onomatopee variano da lingua a lingua anche di molto, pur prendendo spunto dal medesimo suono.

Le onomatopee cercano di imitare suoni esistenti, ma in base a impressioni che variano a seconda dei parlanti in diversi sistemi linguistici. All'onomatopea italiana mwrachicchirichì corrisponde l'inglese mwrqcock-a-doo-dle-doo; a mwrgbau bau il tedesco mwrwwau wau. Per questo le onomatopee si basano su convenzioni mwsaarbitrarie.

Ruolo nella letteratura

Uno dei primi esempi di onomatopea in letteratura, nonché l'unico dell'mwswepica antica, lo ritroviamo in un verso degli mwtamwtqAnnales di mwtgEnnio.cite-ref-3[3]

(latino)

«At tuba terribili sonitu tarantantăra dixit.»

(italiano)

«Ma allora la tromba con suono terribile disse

tarantantara



Per il loro valore evocativo le onomatopee hanno particolare rilievo nella poesia. Emblematica mwvqmwvgLa pioggia nel pineto di mwvwGabriele D'Annunzio, in cui le onomatopee si uniscono al ritmo per creare uno speciale effetto estetico; ricche di onomatopee le opere di mwwaGiovanni Pascoli di cui si vedano per esempio i seguenti due versi tratti dalla poesia mwwqValentino: "e le galline cantavano, mwwgUn cocco! / ecco ecco un cocco un cocco per te!".

Di diversa considerazione la produzione di mwxaFilippo Tommaso Marinetti e dei mwxqFuturisti: Marinetti scriveva infatti nel 1914:cite-ref-4[4]

«Il nostro amore crescente per la materia, la volontà di penetrarla e di conoscere le sue vibrazioni, la simpatia fisica che ci lega ai motori, ci spingono all'uso dell'onomatopea. Il rumore, essendo il risultato dello strofinamento o dell'urto di solidi, liquidi o gas in velocità, l'onomatopea, che riproduce il rumore, è necessariamente uno degli elementi più dinamici della poesia. Come tale l'onomatopea può sostituire il verbo all'infinito, specialmente se viene opposta ad una o più altre onomatopee. (Es.: l'onomatopea tatatata delle mitragliatrici, opposta all'urrrrraaaah dei Turchi, nel finale del capitolo "PONTE", del mio ZANG TUMB TUMB)»

oppure l'uso di trascrizioni foniche da parte di mwzaAldo Palazzeschi ne mwzqLa fontana malata:

«Clof, clop, cloch,

cloffete,

cloppete,

clocchete,

chchch...

È giù,

nel cortile,

la povera

fontana

malata;»

Il prestigio dei grandi letterati fa sì che alcune trascrizioni di suoni divengano poi parole onomatopeiche. Si veda la stanza centrale della poesia mwaaL'assiuolo di Pascoli:

«Le stelle lucevano rare

tra mezzo alla nebbia di latte:

sentivo il cullare del mare,

sentivo un fru fru tra le fratte;

sentivo nel cuore un sussulto,

com'eco di un grido che fu.

Sonava lontano il singulto:

chiù

...»

Mentre il termine "fru fru" è parola alternativa per "frusciare", preferita per evidenti ragioni allitterative, il verso dell'mwawassiuolo viene scritto dall'autore in corsivo e ne riproduce l'effetto sonoro. Tuttavia la fama del poeta ha fatto sì che il termine "chiù" indichi oggi correntemente il verso dell'assiuolo, come parola della lingua italiana (si noti però che in alcuni dialetti fra cui il toscano la parola "chiù" indicava già allora non tanto il verso quanto l'animale stesso).

Inoltre, quanto a trascrizioni sonore in letteratura, mwbqmwbgFrritt-Flacc è il titolo di un breve racconto di mwbwJules Verne, che riproduce i suoni del vento e della pioggia, come egli stesso spiega all'inizio dell'opera:

«Frritt!... c'est le vent qui se déchaîne.

Flacc!... c'est la pluie qui tombe à torrents..»

Nei fumetti

Per ultimo si veda la particolarità offerta dal mwdafumetto, nel quale le onomatopee vengono inserite allo scopo di aumentare la partecipazione empatica del lettorecite-ref-pedagogia-5-0[5] e nel quale vengono usati spesso termini provenienti dalla lingua inglese come mweqcrash o mweggulp che ritornano ad avere il ruolo di suoni, con dinamica invertita rispetto al processo onomatopeico. Per un lettore di lingua diversa si tratta di semplici trascrizioni sonore, anche se ormai codificate dal genere.cite-ref-magazine-6-0[6]

Note

cite-note-11. mwhqmwhgOttorino Pianigiani, mwhwmwiaOnomatopeia, Onomatopea, su mwiqmwigVocabolario etimologico della lingua italiana, mwiwhttp://etimo.it. mwjaURL consultato il 22 maggio 2014.
cite-note-22. citereftreccani-maomwkamwkqmao, in mwkgTreccani.it – mwkwVocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mwlaURL consultato il 7 febbraio 2020.
cite-note-33. mwmaGiovanna Gabarino, Massimo Manca e Lorenza Pasquariello, mwmqDe te fabula narratur, vol.mwmg 1, Milano - Torino, Pearson Italia Paravia, 2020, p.mwmw 180, mwnaISBNmwnq 9788839537195.
cite-note-44. mwogF.T.Marinetti, mwowmwpaLo splendore geometrico e meccanico e la sensibilità numerica, su mwpqhomolaicus.com, 18 marzo 1914. mwpgURL consultato il 24 maggio 2014.
cite-note-pedagogia-55. mwqgGianna Marrone, mwqwIl fumetto fra pedagogia e racconto, Collana Lapilli n.5, Latina, Tunué, 2005, mwraISBNmwrq 978-88-89613-02-3.
cite-note-magazine-66. mwsgDaniele Barbieri, mwswmwtaIl suono delle cose del mondo nel fumetto, su mwtqtreccani.it, Istituto della Enciclopedia Italiana. mwtgURL consultato il 27 maggio 2018.

Voci correlate

• mwvaIdeofono
• mwvgFuturismo

Altri progetti

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Collegamenti esterni

• mwwwmwxaL'onomatopea sul sito dell'mwxqAccademia della Crusca
• mwxw(EN) mwyaOnomatopea: versi degli animali in diverse lingue, mwyqeleceng.